Varicella: sintomi, cure e conseguenza in gravidanza

La varicella è una malattia esantematica, epidermica e molto contagiosa causata da un’infezione primaria del virus Varicella Zoster (Herpes Virus Umano 3) appartenente alla famiglia Herpesviridae.

Nel bambino il primo sintomo è la comparsa del rash cutaneo vescicolare e l’innalzamento della temperatura corporea. Nel soggetto adulto invece, il rash cutaneo si presenta dopo la manifestazione di nausea, dolori articolari, mal di testa e perdita di appetito. Le vescicole non lasciano segni cicatriziali sull’epidermide al momento della loro guarigione.

Citomegalovirus, cos’è e come si trasmette

Il Citomegalovirus (CMV) è un virus molto diffuso, specie-specifico che colpisce solo gli umani, della stessa famiglia dell’herpes labiale e genitale, della varicella e della mononucleosi. Fa parte della specie Herpes Herpevirus 5 (HHV-5).

Colpisce tra il 60% e il 90% della popolazione e si trasmette facilmente attraverso il contatto diretto con sangue, urina, saliva, fluidi genitali, latte materno e operazioni di trapianto di organi.

Analisi in gravidanza, il rubeo test

Il Rubeo Test è uno degli esami clinici fra i più importanti da effettuare quando si è in stato di gravidanza. Questa analisi permette di rilevare se il soggetto in questione è positivo o negativo al Rubeovirus, responsabile della rosolia.

La rosolia è una malattia esantematica a percorso benigno e autolimitante, che arriva cioè a completa guarigione senza bisogno di terapie specifiche.

Diabete gestazionale, cos’è e quali rischi comporta

Il diabete gestazionale colpisce solamente donne in stato di gravidanza ed è più frequente in gestanti con obesità pregressa alla gravidanza, mentre è raro in gravide con età inferiore ai 25 anni.

Il diabete gestazionale si verifica quando il pancreas non produce una quantità di insulina sufficiente perché il glucosio possa essere estratto dal sangue, dove invece si accumula portando appunto alla patologia di diabete o di glicemia elevata.

Detenute di Trieste tentano la gravidanza con il seme dei colleghi

 Alle carceri del Coroneo di Trieste alcune detenute avrebbero tentato di rimanere incinte con il seme ‘donato’ dai ‘colleghi’ maschi per usufruire delle misure alternative alla detenzione per le donne in attesa di un bambino. Lo sostiene un servizio del ‘Piccolo’ secondo il quale gli uomini lancerebbero il seme dalle finestre, racchiuso in un guanto, alle donne in attesa durante l’ora d’aria.
Il Coroneo e’ forse l’unico carcere italiano ad ospitare, nella stessa struttura, detenuti maschi e femmine.

Il rischio di malattie
Il direttore dell’istituto, Enrico Sbriglia, in aspettativa per motivi elettorali, ha ammesso la questione. ”Dopo essermi consultato con alcuni medici – ha detto – ho ritenuto doveroso segnalare alla Procura quanto accadeva, visti anche i rischi di trasmissione di malattie, per tutelare la salute di queste donne”.

Tracce di pesticidi ed erbicidi da Ogm nei feti di donne incinte nel Canada

 Tracce di pesticidi ed erbicidi associati alla coltivazione di Ogm sono state riscontrate in un campione di donne incinte e nei loro feti, oggetto di uno studio dell’Università di Sherbrooke, in Canada. La ricerca – pubblicata sulla rivista ‘Reproductive Toxicology’ e segnalata dalla Fondazione diritti Genetici – è stata condotta su 69 donne, di cui 30 incinte, di cui sono stati misurati i livelli ematici degli erbicidi a base di glifosato e glufosinato, e della proteina insetticida Cry1Ab prodotta dai geni del batterio del suolo Bacillus thuringiensis (Bt). Dalle analisi del sangue è emersa la presenza di metaboliti di glufosinato nel 100% delle donne incinte e dei campioni di cordone ombelicale, mentre la tossina Cry1Ab è stata riscontrata nel 93% delle donne incinte e nell’80% del cordone ombelicale esaminato.

La dieta della futura mamma può alterare il dna del nascituro

Se un bimbo alle elementari è troppo grasso la colpa è della mamma, o meglio delle abitudini che aveva ai tempi della gravidanza. La dieta seguita da una donna in attesa può, infatti, alterare il Dna del suo bambino e aumentare il rischio che, anni dopo, soffra di obesità. E’ quanto emerge da uno studio internazionale coordinato dall’University of Southampton (Gb), che sarà pubblicato su ‘Diabetes’.

Gli effetti dei carboidrati sul feto
Nel mirino dei ricercatori, l’effetto di un menù materno ricco di carboidrati sul Dna del feto. L’indagine mostra che i bambini con queste alterazioni genetiche sono più grassi. Insomma, il vecchio adagio che consigliava alle mamme in attesa di ‘mangiare per due’ sembra proprio controproducente per la salute e la linea di madre e figlio. In pratica, è come se il piccolo utilizzasse le indicazioni che gli arrivano dalla dieta materna per prevedere in che tipo di ambiente si troverà a vivere, adattando in questo senso il suo Dna.

Troppi integratori per le future mamme: attenzione a non eccedere con le dosi

 Troppe pillole per le future mamme, che nell’ansia di proteggere la salute del bebè fin dal pancione, spesso si fanno prendere la mano e finiscono per esagerare. Accade così con gli integratori, alcuni dei quali raccomandati dai medici alle donne in dolce attesa, ma a dosi ben precise che nella maggior parte dei casi vengono invece corrette a piacere. Ad avvertire le fan dell”aiutino’ sui possibili rischi della libera interpretazione dei dosaggi sono gli autori di uno studio tedesco, condotto dall’università tecnica di Monaco (Tum) su 522 neomamme intervistate nei primi 3 giorni dopo il parto.

Difetti del feto: il ruolo dell’acido folico

 Spina bifida, anencefalia, encefalocele. Sono i principali difetti congeniti del tubo neurale, che si possono formare nel feto durante i primi 28 giorni dopo il concepimento: in Italia l’incidenza è di un caso ogni 1.000 gravidanze. Lo ‘scudo’ più efficace contro questi gravi problemi è l’acido folico (o vitamina B9), di cui è consigliata alle donne in età fertile l’assunzione nelle giuste quantità, 400 microgrammi al giorno, anche prima di rimanere incinta, proprio per la precocità con cui si presentano le malformazioni. In alcuni Paesi, come gli Stati Uniti, per assicurare un’assunzione adeguata di acido folico a tutta la popolazione, non solo alle donne che desiderano un bambino, vige l’obbligo di fortificazione delle farine con questa sostanza. Tale integrazione non esiste in Italia, dove sono presenti sul mercato solo alcuni prodotti ‘arricchiti’ in vitamina B9, tra cui cereali da colazione, succhi di frutta e latte speciale Uht. Esperti americani e italiani si sono dati appuntamento al meeting ‘Folic Acid: State of the Art’ all’università Campus Biomedico di Roma, per confrontarsi sull’argomento.

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