Troppe domande -3-

 Sua madre Irani, quando la vide, notò che aveva il volto acceso e sorrise, perché per molti giorni aveva sorvegliato il suo pallore e intuito il suo tormento. Quella ragazzina aveva trovato il modo di affrontarlo, e sottrarsi non sarebbe stato semplice. Ma non diede a vedere di aver colto il cambiamento. Mantenne il suo fare affettuoso e distaccato, ricordandosi di quando era stata a sua volta una ragazza e di come non poteva sopportare che non le si spiegasse tutto, subito e per bene. Su Kulìa però, e su tutto il popolo, gravava una minaccia nuova e oscura e quelle di sua figlia non sarebbero state le normali domande di una giovane della sua età. Forse però Kulìa avrebbe svolto una funzione indispensabile a tutti, forse ne aveva la capacità, e lei non doveva intervenire per protegerla. Forse non doveva intervenire affatto.

Troppe domande -2-

 Quella mezzaluna con le fossette impresse dalla micia attirava il suo sguardo, qualcosa mancava.
Prese un ciottolo, poi un latro. Nove ciottoli nelle nove fossette? Perché? E che cosa avrebbero significato? Domande, sempre domande. Le sembrava di non sapere fare altro che porsi domande e di non poterle rivolgere a nessuno. Non a sua madre, perlomeno. Non in quel momento.
E allora le venne in mente che se non poteva evitare di porsi delle domande poteva però provare a metterle in ordine, a scegliere quelle più importanti e a trovare chi fosse disposto ad ascoltarle. Tenne i ciottoli in mano e ne raccolse altri.

Troppe domande -1-

 Venne il giorno e poi la notte, e poi ancora e ancora, e la luna mancò. Il villaggio viveva come al solito. Quasi. Le occupazioni quotidiane riempivano in qualche modo il vuoto perplesso lasciato dalle rivelazioni della Madre e le persone cercavano di non pensarci.
Intorno al fuoco la sera si parlava di avventure di pesca e si raccontavano vecchie storie, si commentava il tempo e il raccolto. La Madre talvolta si faceva vedere, talvolta no.
Kulìa scrutava negli occhi di sua madre, ma quella la indirizzava affettuosamente verso i suoi compiti facendole intendere che non era il momento di fare troppe domande.

I Figli di Lir

 Un tempo, in Irlanda,incontrando un cigno avresti detto: “Benedizioni a te, cigno bianco, per i figli di Lir”. Lir era uno dei re dei Tuatha De Danaan ed aveva quattro figli, quattro bellissimi bambini, tre maschi ed una femmina. Tutti amavano i figli di Lir, tutti quanti eccetto Aoife, la loro matrigna.
Un giorno, mentre i figli di Lir stavano facendo il bagno, Aoife li toccò con una bacchetta magica e li trasformò in quattro cigni bianchi. Aoife disse ai figli di Lir che sarebbero rimasti sotto le spoglie di cigni per novecento anni, finché non avessero udito il suono di una campana e finché un principe del nord avesse sposato una principessa del sud.

Visioni, Sogni e Miracoli

 Viviamo di visioni. Viviamo di sogni. Viviamo di miracoli. I miracoli vengono a noi nella nostra vita quotidiana, nelle nostre cerimonie, nelle nostre preghiere. Ogni giorno è un miracolo per noi.
Molte volte, quando facciamo il richiamo dell’aquila, ho visto l’aquila apparire nel cielo vuoto e girare sopra la nostra testa. L’aquila è testimone del Grande Spirito, gli occhi di Wakan-Tanka.
Una volta ho avuto un sogno-aquila. Ho lasciato il letto e sono volato via con l’aquila, sotto il sole, sopra le nuvole. Dopo aver descritto dieci cerchi in volo lassù in cielo, sono volato di nuovo nel mio letto. L’aquila è scesa insieme a me e ha girato quattro volte attorno alla mia testa, poi è volata via.

Pippi va a scuola -8-

 “Le scuole in Argentina, quelle sì” disse Pippi con superiorità, guardando i bambini dall’alto in basso. “Lì le vacanze di Pasqua cominciano tre giorni dopo che quelle natalizie sono terminate, e quelle pasquali terminano tre giorni prima dell’inizio di quelle estive. Le vacanze estive terminano il primo di novembre, quando hanno inizio le vacanze di Natale. Ma bisogna essere forti; comunque, compiti non ne danno mai, è severamente proibito, in Argentina, fare i compiti. Ogni tanto accade che un bambino argentino si introduca furtivamente in un guardaroba e lì si sieda in segreto per fare i compiti. Ma guai a lui, se la sua mamma se ne accorge! In quelle scuole non esiste l’aritmetica, e se per caso un bambino sa quanto fa 7 più 5 ed è così stupido ad andarlo a raccontare alla maestra, viene costretto a starsene in castigo nell’angolo per tutto il giorno.

Pippi va a scuola -7-

 La maestra rispose che invece le dispiaceva molto, ma che la cosa che più le dispiaceva era vedere come Pippi non tentasse nemmeno di comportarsi a modo, e che nessuna ragazzina che si fosse comportata come lei avrebbe potuto frequentare la scuola, anche se l’avesse desiderato con tutta l’anima sua.
“Mi sono forse comportata male?” chiese Pippi stupitissima. “Sarà, ma davvero non me ne sono accorta” disse, facendo la faccia triste (nessuno è mai riuscito ad avere l’aria più sconsolata di Pippi, quando Pippi era triste). Stette zitta n momento, poi disse con una vocina tremante: “Tu devi capire, signorina, che quando uno ha un angelo per mamma, e un re dei negri per papà e non hai fatto altro per tutta la vita che navigare per i mari, non può sapere esattamente come comportarsi a scuola in mezzo a tante mele e a tanti istrici!”

Pippi va a scuola -6-

 Qui Pippi fu costretta a riprender fiato, e la maestra, che incominciava a giudicarla una bambina piuttosto rumorosa e noiosa, propose alla classe di dedicarsi un po’ al disegno. Pensava che almeno così Pippi si sarebbe messa a sedere tranquillamente e si sarebbe applicata in silenzio al disegno. Tirò fuori carta e matite e le distribuì agli scolari.
“Disegnate quel che volete” disse, e si sedette in cattedra per correggere in pace i compiti. Quando dopo un po’ levò lo sguardo per vedere se, col disegno, le cose funzionavano meglio, si accorse che tutti i bambini si erano seduti intorno a Pippi che, distesa sul pavimento, disegnava con molta foga.

Pippi va a scuola-5-

 La maestra disse che non doveva sforzarsi proprio; ma non pensò di insistere ancora sull’aritmetica. Preferì mettersi ad interrogare gli altri bambini. “Tommy, guarda se ti riesce di risolvere questo problema” cominciò, “Se Lisa ha 7 mele e Axel ha 9 mele, quante ne hanno tutti e due?”
“Sì, sì, rispondi, Tommy!” intervenne Pippi. “E poi rispondi a questo mio problema: “Se Lisa ha mal di pancia e Axel ha ancora più mal di pancia, qual’è la causa, e dove avevano rubato le mele?”
La maestra fece finta di non aver sentito, e si rivolse ad Annika: “Ora, Annika, porrò a te un altro problema: “Gustavo ha preso parte, con i suoi compagni, ad una gita scolastica: All’andata aveva una corona, e al ritorno 7 centesimi. Quanto aveva speso?” “Già, disse Pippi, e poi sono io che voglio sapere perché aveva le mani così bucate, e se i soldi li aveva spesi per una gazzosa, e se si era lavato le orecchie per bene, prima di uscire”.

Il Grande Misterioso

Wakan-Tanka è il Grande Misterioso. Potete chiamare Wakan-Tanka con qualsiasi nome. Io lo chiamo Grande Spirito, o Dea, o Dio. E’ il Grande Mistero, il Grande Misterioso. Questo è il

preload imagepreload image