Il mondo alla rovescia -6-

 Ci furono uomini che hanno pensato di poter possedere altri uomini, anzi, prima di tutto di poter possedere donne e bambini, e se li presero con la forza bruta. Gli altri protestarono ma finirono col subire. Persino le donne accettarono, non tutte ma la maggioranza. La storia è lunga, ma vedi tu stessa come viviamo adesso’. State vivendo alla rovescia. Come fate a vivere alla rovescia? ‘Con molta sofferenza, rincorrendo la felicità, cercando la gioia anche dove sembra ci sia solo dolore, affannosamente, sapendo in qualche modo che tutto potrebbe essere diverso’. La dea ha permesso tutto ciò? ‘Gli umani l’hanno permesso. La dea è stata scelta dagli umani. Ora è pieno di Dei maschi.’ Come andrà a finire? ‘Ritroveremo la memoria ma non basterà, dobbiamo inventare un nuovo modo di vivere’. Non è sufficiente semplicemente rimettere le cose a posto, come sono per il mio popolo? Mi ha sorriso e ha scosso la testa. Poi mi sono svegliata.”

Il mondo alla rovescia -5-

 Venne la sera e il consiglio si riunì. La Madre parlò a lungo. I ragazzini che avrebbero dovuto essere a dormire si aggiravano ai bordi dell’assemblea cercando di ascoltare ciò che gli adulti stavano dicendo. Kulìa salì di nascosto su un alto noce e sporgendosi da un ramo vide i volti assorti degli adulti arrossati dal fuoco e udì molte parole.
La Madre, che non aveva mangiato né bevuto nulla tutto il giorno, aveva un piatto di cibo davanti a sé ma non lo toccava, e parlava sommessamente della sua visione. Le donne e gli uomini le rivolgevano domande e lei pazientemente tornava a spiegare.
“Tutto alla rovescia, ciò che è più sacro gettato nella polvere, ciò che è primo diventato ultimo, la vita sottomessa alla morte, la libertà negata dalla costrizione, la gentilezza piegata dalla forza bruta, le donne sottomesse dai maschi, i bambini comprati e venduti, la natura distrutta.”

Pippi va a scuola -4-

 “Bene,” disse la maesta, “anche noi ti chiameremo semplicemente Pippi. Cominciamo intanto ad esaminarti un po’ per vedere cosa sai, sei ormai una bimba grande, e certo hai già una quantità di nozioni. Iniziamo magari con l’aritmetica. Dunque, Pippi, sai dirmi quanto fa 7 più 5?”
Pippi la guardò un po’ stupita e un po’ corrucciata. Poi disse:
“Be’, senti, se non lo sai da te, non aspettarti che te lo venga a raccontare io!”
Gli altri bambini guardarono Pippi scandalizzati, e la maestra le spiegò con pazienza che quello non era il modo di rispondere, a scuola. Non si doveva dare del “tu” alla maestra, ma bisognava chiamarla “signorina”.

Pippi va a scuola -3-

 E così fece: Esattamente alle dieci del giorno seguente sollevò dalla veranda il suo cavallo e un minuto dopo tutti gli abitanti della cittadina si sperticarono alla finestra per vedere di chi fosse quel cavallo imbizzarrito.
Invece era soltanto Pippi che aveva fretta di arrivare a scuola. Giunse nel cortile al galoppo più sfrenato, balzò dal cavallo in corsa, lo legò a un albero e spalancò la porta della classe con tale violenza che Tommy e Annika, insieme con i loro bravi compagni di scuola, sobbalzarono nei banchi.
“Salute a voi!” esclamò Pippi agitando il suo ampio cappello: “Arrivo in tempo per le mortificazioni?”

Pippi va a scuola -2-

 Pippi era seduta su uno sgabello e stava lavandosi i piedi in una tinozza. Non rispose, ma mosse le dita dei piedi con tale violenza da far schizzare l’acqua tutta in giro.
“E poi non occorre rimanerci troppo a lungo” proseguì Tommy: “soltanto fino alle due”.
“E c’è vacanza per Natale, per Pasqua, e durante tutta l’estate” incalzò Annika.
Pippi si mordicchiò meditabonda il pollice, continuando a sedere in silenzio. Ma all’improvviso rovesciò risolutamente tutta l’acqua sul pavimento di cucina, così che il povero Signor Nilsson, il quale stava accoccolato buono buono poco più in là giocando con uno specchietto, si inzuppò completamente i pantaloni.

Pippi va a scuola -1-

 Naturalmente Tommy e Annika andavano a scuola. Si incamminavano ogni mattina, alle otto, tenendosi per mano e con i libri sotto il braccio. Nel frattempo Pippi per lo più cavalcava il suo cavallo, o metteva e toglieva al Signor Nilsson il suo vestitino. Oppure si dedicava alla ginnastica mattutina, che era così: Pippi si metteva dritta e impalata, e poi eseguiva quarantatré salti mortali senza mai fermarsi; infine si sedeva al tavolo di cucina e, in santa pace, si beveva una bella tazza di caffé con pane, burro e formaggio.
Avviandosi di malavoglia a scuola, Tommy e Annika non mancavano mai di volgere uno sguardo di struggente desiderio a Villa Villacolle: quanto avrebbero preferito andare a giocare con Pippi!

Il mondo alla rovescia -4-

 “Hai sognato ciò che non può essere, Madre. Hai sognato il contrario della vita, della libertà, della gioia. Perché dovrebbe succedere una cosa simile? Chi vorrebbe vivere così? Nessuno, Madre, e non può succedere.”
“Succederà, l’ho visto e l’ho sentito, le ossa mi fanno male da quanto sto soffrendo. La testa mi scoppia per quello che sto pensando. Non credo che vivrò ancora a lungo, non credo che potrò più dormire. Convoca il consiglio.”
Irani sapeva che la Madre non prendeva decisioni alla leggera, vide dolore e disgrazia e tutto il corpo cominciò a dolerle. La loro guida, la loro visionaria aveva avuto una visione terribile e si rifiutava di metterla da parte.

Il mondo alla rovescia -3-

 Irani, la madre di Kulìa, si avviò a passo deciso verso il centro del villaggio, portando una coppa di infuso del mattino, bollente. Si sedette a fianco alla Madre, la salutò con gentilezza e le offrì la bevanda.
“Ti sei svegliata presto, Madre. Bevi.”
“Avrei voluto svegliarmi prima, figlia.”
“Perché?”
“Avrei smesso di sognare. Non era un buon sogno. Tutto era alla rovescia e nessuno rimetteva le cose a posto.”
“Alla rovescia? Cosa?”

Il mondo alla rovescia -2-

 “Tutto era alla rovescia” ripeté Aranua a bassa voce e non sembrava volesse continuare. La ragazzina fremeva, si aspettava un racconto lungo e dettagliato di quelli che tenevano tutto il villaggio sveglio attorno al fuoco, e stavolta sarebbe stato solo per lei… Sbirciò verso le case, ancora nessuno si stava alzando, gli uccelli tacevano. “Nonna, perché non parli?”
“E’ stato un sogno triste, non voglio parlarne ancora, forse quando il sole sarà alto…”
Kulìa sentì i primi rumori del villaggio che si svegliava, voltò le spalle ad Aranua e tornò svelta a casa sua.
“La nonna. E’ sveglia, è vicina al fuoco comune, ha fatto un brutto sogno, tutto era alla rovescia.

Il mondo alla rovescia -1-

 Il fuoco era ancora acceso al centro del villaggio e invece a quell’ora avrebbe dovuto essere ridotto. Alle prime luci dell’alba forme e colori cominciavano ad uscire lentamente dal buio. Kulìa amava l’alba e ogni volta che si svegliava in tempo sgusciava fuori di casa a godersi lo spettacolo, prima he tutti gli altri cominciassero la giornata. Erano brevi momenti di solitudine e un brivido di freddo e di timore accompagnava quella piccola figa segreta. Ma quel giorno non era da sola, lo sentì prima di vederlo. Una presenza forte, autorevole era lì, a vegliare. Vide una forma accovacciata, china sul fuoco, raccolta su se stessa. Si avvicinò.
La nonna, la donna più anziana del villaggio, era sempre stata gentile con lei. Kulìa si avvicinò di più, la chiamò piano, si accovacciò a sua volta, gli occhi colmi di curiosità.

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